OLMICCIA

Questo comune occupa la parte sud-ovest della pieve di Tallano e copre una superficie di 11 kmq che si affaccia sulla riva sinistra della valle mediana del Rizzanese. La lunga fascia di territorio, confinante a sud con Sartène, è in parte pianura e da quasi due secoli, i vitigni coprono 35 ettari di essa soprattutto in prossimità del sito di CASTEDDU DI FURCINA. Begli uliveti circondano questo villaggio di circa cento abitanti ubicato all' estremità nord del paese con accanto un colle alto tra i 330 e i 380 metri. Dominato a nord dal borgo Santa Lucia, al suo interno si possono ammirare delle belle abitazioni, quasi tutte in granito ed una chiesa : Sant' Ippolito e San Cassianu, la cui festività cade il 13 agosto. Questo santuario di epoca romanica eretto nel XIV secolo è stato restaurato nel 1896.

I vari rioni si chiamano : CORI VECCHJU, CORI DI GHJADDU e RIBBA TORTONE.

Un tempo questo paese disponeva di quattro mulini, uno dei quali, il "Risé", chiuso intorno al 1950, utilizzava le acque provenienti dal Rizzanese. Nella località di SUPRANU, chiamata anche MANTUA, si conserva l' unico mulino esistente nella regione. Esso funziona a pieno ritmo per la raccolta delle olive, dalla fine dell' inverno fino ai primi di aprile. Le macine in pietra, oggi azionate elettricamente, funzionavano un tempo con i muli. A 800 metri da Olmiccia, in direzione sud-ovest, vicino alla cima di un colle, si trovava il villaggio di FRASSETTU, distrutto nel XVI secolo. Al suo posto ci sono oggi insediamenti di pastori che si affacciano su uno splendido panorama.

IL LAGO DELLA FATA

Il Lago della Fata, nella valle del Rizzanese, sembra aver fatto da sfondo ad una storia curiosa che ebbe come protagonisti una fata ed un uomo il cui nome era POLI di Olmiccia. Un giorno, passeggiando sulle rive del lago, Poli si fermò stupefatto. Ai bordi dello specchio d' acqua che prese poi il nome di LAVU DI A FATA (lago della fata) o ancora TUFONE DI A FATA, l' uomo notò una fata intenta a fare la sua toeletta quotidiana e la vide scivolare poi come una lucertola nelle pieghe create dai mulinelli d' acqua. Poli finì per innamorarsi di lei e dopo esser andato tutte le mattine ad ammirarla segretamente si fece avanti e le chiese di sposarlo. Ella si commosse ed acconsentì ma ad una sola condizione : - durante la vita coniugale, Poli non avrebbe mai dovuto sapere come ella mangiasse e bevesse .... Poli accettò.... Per molti anni vissero felici ed ebbero tre figli maschi e tre figlie femmine. Ma un bel giorno, ahimè, la curiosità prevalse. Poli ruppe la promessa e la fata scomparve per sempre portando con sé le sue tre figlie. Sulla soglia, ella predisse a Poli che fino alla settima generazione, nella progenie dei Poli non ci sarebbero stati più di tre eredi maschi. Il futuro diede ragione alla fata ....